Moltissimi anni fa la buonanima di mia nonna ebbe come ospiti dei cugini americani. Non parlavano una sola parola di italiano, si comunicava per gesti. Per mia nonna, in sostanza, erano dei sordomuti. Un pomeriggio mentre eravamo tutti in casa, mia nonna sganciò una scorreggia da 300 watt che intercettò pure il radio telescopio di Arecibo. Io e i miei eravamo mortificati , impietriti. Tutti la fulminammo con lo sguardo, consapevoli che oramai era troppo tardi, e mentre volevamo sprofondare nel nulla lei: "ma tanto sono Americani, non capiscono niente!"lunedì 25 gennaio 2016
#Anneddoti familiari
Moltissimi anni fa la buonanima di mia nonna ebbe come ospiti dei cugini americani. Non parlavano una sola parola di italiano, si comunicava per gesti. Per mia nonna, in sostanza, erano dei sordomuti. Un pomeriggio mentre eravamo tutti in casa, mia nonna sganciò una scorreggia da 300 watt che intercettò pure il radio telescopio di Arecibo. Io e i miei eravamo mortificati , impietriti. Tutti la fulminammo con lo sguardo, consapevoli che oramai era troppo tardi, e mentre volevamo sprofondare nel nulla lei: "ma tanto sono Americani, non capiscono niente!"martedì 8 dicembre 2015
Natale e Mortale
Faccio parte di quella categoria di persone che andrebbe a dormire stanotte e si sveglierebbe il 7 Gennaio.
C'è da dire che ho visto negozi addobbati per le feste già il 2 novembre, un anticipo di un mese sulla vendita di palle, un anticipo di un mese per la mia ansia. I centri commerciali presi d'assalto e l'intramontabile colonna sonora di Bublè.
In questi giorni poi è scoppiata la polemica sul presepe, se farlo a scuola sia una cosa giusta o meno. Tutti hanno un' opinione più o meno chiara, a me tendenzialmente non me ne importa un fico secco.
A casa mia c'è incompatibilità assoluta tra il presepe e Tolomeo, il gatto che mi consente di vivere con lui. Ha già fatto fuori un alberello di stoffa e dilaniato un piccolo omaggio del salumiere a forma di stella cometa, sia mai me lo ritrovo seduto sulla capanna a brucare il muschio secco con Giuseppe e Maria sotterrati dal pelo.
Quando lo facevo a casa di mia madre, nel
presepio, mi piaceva mettere personaggi alternativi come i puffi, i dinosauri, le svariate sorprese degli ovetti Kinder; una volta ho messo pure un piccolo gremlin di plastica, proprio nella culla, ad attendere la mezzanotte, sull'ovatta imbevuta d'acqua. Non vi dico l'immenso disgusto dei parenti da cui io, invece, traevo un sommesso compiacimento.
Quest'anno, lo facessi, metterei un metal detector fatto di carta stagnola. Sulla soglia della stalla, davanti ai Re Magi. Sono iraniani, non mi fiderei.
Natale poi è la festa della famiglia, ci riunisce, ci si vuole più bene e ci si riavvicina. Poi se durante il resto dell'anno hai fatto schifo, poco conta. Si aspetta la mezzanotte, ci si ingolfa di cibo, si sorride davanti all'ennesimo pacchetto scartato che "ma che bella, ti mancava la diciottesima sciarpa color cachi, che è tanto allegra visto che ti-vesti-sempre-di-nero".
So che ci vuole un po' d'ottimismo, che bisogna diventare più buoni, che è una festa positiva che si colloca nell'ultimo mese e che quindi ti ricorda che è trascorso un altro anno, un altro inesorabile passo in più verso la tomba. Non è fantastico? Quindi, alla luce intermittente di ciò che ho detto, quest'anno voglio darmi una possibilità e...faccio l'albero! Tanto l'imitazione del cipresso mi riesce benissimo.
venerdì 20 novembre 2015
Isis: Palermo? La città più sicura
![]() |
| "Palermo" in lingua araba |
"Tutto a posto, ci vediamo alle 4 in punto a piazza Indipendenza"
"D'accordo, allora massimo per le 5 sono lì"
"Ok"
Sapete perchè Palermo al sicuro dagli attentati?
Immaginate il terrorista con lo zainetto esplosivo alla fermata della 101. Va da sé che l'attentato già porta un ritardo variabile dalle due alle tre ore.
Nell'ipotesi in cui riesca a salire sul mezzo dovrà augurarsi che qualcuno non gli freghi il contenuto dello zainetto, tra uno spintone e un altro della fine scolaresca in gita a San Giovanni dei Lebbrosi. Arrivato a destinazione, il terrorista con lo zainetto vuoto e non detonato, comincia a urlare "Dio è Grande", ma il castagnaro dell'angolo si intromette e: "Mustafá ca' sulu forza Paliermo, u capisti?".
A questo punto al piccolo terrorista non rimane che aprirsi una kebaberia o spacciare a Ballarò per il resto della sua vita.
Ora, immaginate che sei Mustafà, provenienti da sei punti diversi della città, debbano darsi appuntamento per farsi saltare in aria contemporanemente, dandosi un appuntamento alle 4/5.
A proteggerci dagli attentati, contrariamente a quanto ci dicono i giornalisti, non è la mafia, ma il traffico, quello con la T maiuscola.
domenica 15 novembre 2015
giovedì 12 novembre 2015
Quando la musica era. Lezione di qualunquismo musicale
Oggi la musica non è più arte, ma un bene di consumo. Più consumatori, più veritá, più il prodotto si vende. La massa assetata di idoli è la garante del successo di un artista, il marketing grande cocchiere di un esercito di pecore.giovedì 15 ottobre 2015
Disegni di legge
E ci ritroviamo ventenni che si credono Renzo Piano, poi vai a spiegargli che non basta un talent.Mi sembra già di sentirla su Real Time: "Mia madre appendeva i miei disegni mentre faceva udienza. E' una passione che mi porto dentro dall'asilo".
Peccato che alle esecuzioni mobiliari, gran parte dei creditori procedenti sono Equitalia e Banca Ics; i debitori, dei poveracci che non son più riusciti a pagare i loro prestiti. Pignorati fino al midollo.
Ma la signora giudice, onoraria e tatuata, sentiva l'impellente bisogno di comunicarci qualcosa. Qualcosa di importantissimo che ci ricordasse quanto siamo fortunati in Italia, con questa classe dirigente di genitori radical.
D'altronde tutti noi, da sempre, avremmo preferito vedere i graffiti della piccola scolara piemontese, piuttosto che un volgare crocifisso che ha scomodato pure i giainisti dell'India rurale.
Tuttavia il tenore evocativo del brocardo "la legge è uguale per tutti", sembra quasi un elemento di disturbo per i disegni, tanto che, già che c'era, poteva appiccicarli direttamente sulla scritta.
Ah, comunque, scattare le foto in tribunale è vietato.
lunedì 21 settembre 2015
Quando non c'era il Bimby
Ogni volta che leggo in una ricetta che "è meglio usare il Bimby", mi vien voglia di fare lo sciopero della fame con Pannella.
Il Bimby, per chi non lo sapesse ancora, è un elettrodomestico multifunzione, che a detta delle più, è in grado di mettervi a letto pure i bambini cotti.
A primo impatto sembra l'apparecchio per l'aerosol della PIC e invece frulla, impasta, affetta, ramazza, cuoce, omogenizza meglio della Plasmon. Il costo varia tra i mille e i millecinquecento euro, ovviamente dilazionabili a rate da addebitare sul conto corrente del marito.
Intendiamoci, non che mi sembri assurdo che un elettrodomestico da mille euro sia utile, ma a leggere le ricette delle cuoche 2.0, sembrerebbe che se non possiedi questo aggeggio, non sarai mai in grado nemmeno fare una salsa di pomodoro decente.
Io ho scoperto l'esistenza di questo indispensabile collaboratore domestico solo un paio di anni fa, eppure è in vendita da circa cinquant'anni. Lo produce la stessa ditta del Folletto, quell'altra aspirapolvere da duemila euro.
Oramai è talmente diffuso che sono state pensate (?) ricette esclusivamente per chi lo possiede, come quando con il boom del microonde le case editrici sfornavano ricettari ad hoc tipo "Cucina cinese a microonde" oppure "I mille usi del microonde", tra cui scaldarci la ceretta e asciugare i calzini. Se in sostanza non ce l'hai, senza Bimby, sei destinato a mangiare di merda.
E allora mi viene in mente mia nonna che possedeva un unico attrezzo multifunzione: il mattarello. Lo usava sia per stendere la pasta, sia per stendere noi nipoti impestati che non le davamo tregua.
| "Un volume da sogno" (cit) |
Mi ricordo la preparazione dei buccellati, biscotti ripieni di marmellata di fichi fatta in casa, tipici della Sicilia diabetica. Alle donne di oggi, la loro preparazione è consigliata solo dopo aver fatto almeno un anno di psicoterapia preventiva.
"Voglio fare i buccellati", proclamava mia nonna con due settimane d'anticipo.
Silenzio tombale, neanche avesse detto portatemi in braccio a Roma, perchè quel "Voglio" significava anche che qualcuno si sarebbe dovuto immolare con lei.
La preparazione impegnava la cucina tutta: tavolo, 4 fuochi, forno, asse da stiro e piano della lavatrice. Con tutta la forza bruta dei suoi bicipiti, la nonna impastava meglio di una betoniera, una specie di frolla di cemento, la stendeva con il mattarello multifunzione e intanto faceva la sauna vicino al bibigas che sfuocherellava allegro nel giorno dei morti.
Nell'Italia dei cuochi, dove proliferano più trasmissioni di cucina che notiziari, mi sembra quasi assurdo che esista un sottobosco di fanatici della cucina per bimby. Provate a immaginare se la trasmissione della Clerici si basasse solo sull'elettrodomestico, oppure il più fortunato reality Masterchef, con i concorrenti che piangono davanti all'apparecchio, mentre il giudice-chef belloccio li carica di miseria: "Non hai pigiato play al momento giusto. Squalificato".
Il piacere del cucinare nasce proprio dal tempo che gli dedichi, all'atto in sé del toccare con le mani gli ingredienti, dell'odorare, del mescolare. Dosare con maestria, rimanere seduti davanti al forno come davanti alla TV, sbagliare perché hai messo troppa farina e mangiare mattoni, ustionarsi le dita perché non si è di amianto, infine farti fare i complimenti per come hai cucinato, prendendoti il sudato merito di aver soddisfatto qualcun'altro.
La cucina unisce, aggrega e ci rallenta, ed è proprio questo che la rende speciale.
E mia nonna? Avesse avuto il Bimby? Sicuramente non mi ricorderei dei buccellati e lei lo avrebbe usato come paiolo per bollire le mutande, dosando con maestria l'azolo.
-Per approfondire l'argomento vi consiglio di leggere William Galt, che il Bimby l'ha pure avuto, suo malgrado.
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