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martedì 4 aprile 2023

La Coop sei proprio tu

 
Supermarket distrutto
a Kharkhiv


Oggi sono andata alla Coop e in radio tra una promozione sui pannoloni per l'incontinenza e la ricotta pugliese la voce suadente della speaker invitava tutti all'acquisto di prodotti a marchio per sostenere l'Ucraina. Non voglio entrare nel merito del torto e della ragione, dal momento che ho sempre ritenuto assurdo sostenere la morte, la distruzione e l'acquisto di strumenti di devastazione per mettere fine ad un conflitto armato in cui muoiono civili senza colpe. Spegnere il fuoco con altro fuoco è antiscientifico e irrazionale. Ho sempre ritenuto che nel 2023 i tempi siano maturi per poter addivenire ad una soluzione diplomatica a cui dovrebbe partecipare tutta la comunità internazionale non coinvolta direttamente (almeno sulla carta). La recláme che "sostiene l'Ucraina" -le parole sono importanti- viene ripetuta più volte durante la giornata come fosse uno spot come un altro, mentre i consumatori si aggirano indisturbati fra gli scaffali cercando l'occasione migliore. Tra un barattolo di fagioli e una Simmenthal la gente continua a morire sotto le bombe, mentre la calda voce femminile cerca di convincerti che l'acquisto di una scatoletta di tonno aiuterà un bambino a sopravvivere ad un missile che, noi stessi alimentando questa guerra, gli stiamo recapitando sul tetto dell' asilo.
Inquietante, a dir poco, il jingle che separa l'annuncio di macabra solidarietà dall'offerta del mese sulle costine di agnello da prenotare al reparto macelleria per le festività Pasquali.
Nessuno sembra farci caso, i clienti continuano a vagare tra i reparti alla ricerca della "convenienza" tra un impiegato che sbuffa stufo delle sue condizioni di lavoro e il mendicante all'ingresso che chiede l'elemosina per i suoi figli in Senegal.
Perché la Coop sei proprio tu.

mercoledì 20 aprile 2022

Pace o condizionatore?




"Pace o condizionatore?" Tutti e due, grazie.

Il discorso di Draghi è surreale. Porre sullo stesso piano argomentativo la fine di una guerra e un bene economico è un ricatto psicologico da Madre Superiora. Mi ha ricordato quando alle elementari Suor Pina mi disse che se non avessi imparato l'eterno riposo avrei dovuto rinunciare all'intervallo in giardino, facendomi intendere che probabilmente per il dolore arrecato a Gesù sarebbe potuta morire tutta la mia famiglia.
Non abbiamo voluto noi questa guerra, la ripudiamo con tutte le forze. Una guerra  il cui conto salatissimo sarà pagato negli anni a venire da chi non è nemmeno ancora nato.  Nevvero la rinuncia di un nostro diritto, peraltro non interconnesso sul piano dei valori, nè su quello logico ad un concetto universale come la Pace, può essere la merce di scambio o l'alibi per sopperire all'incapacità di saper gestire questo merdone per di più scaricando la responsabilità psicologica ed economica su chi subisce, ab illo tempore, le scelte di un governo pavido, incapace e lacchè di un' Europa fallita.

A questo punto inviamogli i condizionatori in Ucraina, basta guerra.