Brundibàr, la cui semplice trama si trova agevolmente su internet, mi ha aperto una finestra che ignoravo sull'atrocità dell'Olocausto. Lo spettacolo di appena 40 minuti, infatti, venne rappresentato per ben 55 volte in quello che è conosciuto come ghetto di Terezìn, o campo di concentramento di Theresienstadt, prima che tutti gli ebrei confluiti, in quello che non era altro che un collettore per i campi di sterminio, venissero deportati ad Auschwitz-Birkenau.
La "particolarità" di Theresienstadt consisteva nell'essere stata concepita subdolamente come esempio di ghetto per tutti gli altri insediamenti, per l'internamento di personaggi famosi (intellettuali , musicisti e artisti) e per la numerosa presenza di bambini. Addirittura nel 1944, con il "Programma di abellimento", fu presentato alla Croce Rossa (in visita per controlli, farlocchi?) come "zona autonoma di insediamento ebraico", "il modello" nazista di insediamento per gli ebrei da presentare al mondo.
La verità naturalmente era sempre la stessa, le condizioni erano durissime e vi morirono più di16 000 persone, tra cui Esther Adolphine (una delle sorelle di Sigmund Freud).
La cospicua presenza de"i bambini di Terezín" all'interno del campo fece sì che, per quanto possibile, i prigionieri adulti si adoperassero affinché tutti i bambini deportati potessero continuare il loro percorso educativo. Ed è in questo percorso educativo che si inserisce quest'opera a lieto fine, che come protagonista ha due fratelli orfani di padre, che cercano di salvare la loro madre dagli stenti e vi riescono.
La numerosa presenza di musicisti strumentali mantenne alto il fermento musicale che tuttavia, solo in un secondo momento, le SS tolleravano nondimeno partecipando agli spettacoli. La musica divenne strumento di resistenza, attraverso le rappresentazioni teatrali la comunità ebraica cercava di affermare la propria identità ribellandosi a ritmo di musica; per dimenticare e far dimenticare per qualche istante la tragica condizione in cui riversava.
Brundibar è il prodotto di questo fermento con la sua trama semplice e un po' carnevalesca rappresenta la vittoria del bene sul male, il sogno di libertà, il placarsi della fame, la semplicità del vivere, la sconfitta del tiranno, una catarsi di speranza che ha raggiunto lo scopo dell'arte: differire la morte e perpetuare l'eterno al di là del tempo e dello spazio.
"La guerra è vinta ormai, sconfitto é Brundibár..."




