L' Ora d' Arianna
Satira, realtà, pensieri e borbottii di una mente disturbata
venerdì 29 maggio 2026
Pensare stanca
Hai presente quel tuo conoscente che non sa coniugare un congiuntivo ma ha già aperto tre attività, comprato casa e imparato il cinese su YouTube? Ecco, un neuroscienziato coreano ha appena spiegato perché lui ce la fa e tu sei ancora lì a fare il backup dei tuoi dubbi esistenziali.
Il tuo cervello usa il 'Default Mode Network' un simulatore di catastrofi di ultima generazione. Mentre gli altri vivono, tu stai elaborando:
Il rischio calcolato di scivolare su una buccia di avocado nel 2034.
La legge sull' entropia per cui oggi "non è la giornata ideale".
Perché ti sono cadute le chiavi di casa dalle mani mentre andavi a buttare 7 sacchi di immondizia (sicuramente un segno premonitore).
I "semplici" invece usano il Direct Experience Network. Funziona così: vedono una cosa, la fanno. Se ne fregano, cadono si rialzano, se ne sbattono. Non passano tre settimane a studiare la gravità newtionana della caduta e l'impatto psicologico della figura di merda. Loro agiscono, tu stai ancora elaborando il buffering.
In definitiva: mentre tu stai ancora cercando di capire se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, qualcuno ha già bevuto l'acqua, venduto il bicchiere e investito il ricavato in un set di caraffe.
Non sei sfigato, pensi troppo
mercoledì 28 gennaio 2026
Brundibàr, i bambini del ghetto di Terezìn
Brundibàr, la cui semplice trama si trova agevolmente su internet, mi ha aperto una finestra che ignoravo sull'atrocità dell'Olocausto. Lo spettacolo di appena 40 minuti, infatti, venne rappresentato per ben 55 volte in quello che è conosciuto come ghetto di Terezìn, o campo di concentramento di Theresienstadt, prima che tutti gli ebrei confluiti, in quello che non era altro che un collettore per i campi di sterminio, venissero deportati ad Auschwitz-Birkenau.
La "particolarità" di Theresienstadt consisteva nell'essere stata concepita subdolamente come esempio di ghetto per tutti gli altri insediamenti, per l'internamento di personaggi famosi (intellettuali , musicisti e artisti) e per la numerosa presenza di bambini. Addirittura nel 1944, con il "Programma di abellimento", fu presentato alla Croce Rossa (in visita per controlli, farlocchi?) come "zona autonoma di insediamento ebraico", "il modello" nazista di insediamento per gli ebrei da presentare al mondo.
La verità naturalmente era sempre la stessa, le condizioni erano durissime e vi morirono più di16 000 persone, tra cui Esther Adolphine (una delle sorelle di Sigmund Freud).
La cospicua presenza de"i bambini di Terezín" all'interno del campo fece sì che, per quanto possibile, i prigionieri adulti si adoperassero affinché tutti i bambini deportati potessero continuare il loro percorso educativo. Ed è in questo percorso educativo che si inserisce quest'opera a lieto fine, che come protagonista ha due fratelli orfani di padre, che cercano di salvare la loro madre dagli stenti e vi riescono.
La numerosa presenza di musicisti strumentali mantenne alto il fermento musicale che tuttavia, solo in un secondo momento, le SS tolleravano nondimeno partecipando agli spettacoli. La musica divenne strumento di resistenza, attraverso le rappresentazioni teatrali la comunità ebraica cercava di affermare la propria identità ribellandosi a ritmo di musica; per dimenticare e far dimenticare per qualche istante la tragica condizione in cui riversava.
Brundibar è il prodotto di questo fermento con la sua trama semplice e un po' carnevalesca rappresenta la vittoria del bene sul male, il sogno di libertà, il placarsi della fame, la semplicità del vivere, la sconfitta del tiranno, una catarsi di speranza che ha raggiunto lo scopo dell'arte: differire la morte e perpetuare l'eterno al di là del tempo e dello spazio.
"La guerra è vinta ormai, sconfitto é Brundibár..."
lunedì 20 ottobre 2025
Avvocato in corriera
Ho capito che mai avrei potuto continuare ad esercitare la professione di avvocata quando una volta in udienza un uomo di 76 anni, difendendosi dall'accusa di ingiuria, ad un certo punto, dopo una serie di domande di rito, si alzò di scatto dalla panca e indicando quello che era il suo odiatissimo vicino di casa rispose serafico: "Ma che ingiuria e ingiuria signo' giudice! Questo è cornuto vero"
sabato 30 agosto 2025
Un matrimonio per la vita che ci resta
mercoledì 27 agosto 2025
Leopardi, il poeta della friendzone
mercoledì 1 gennaio 2025
Lanterne cinesi
Vorrei fare un bilancio di fine anno, ma non ho sufficienti qualità narrative. Tuttavia una cosa voglio raccontarvela pure io. Ieri sera verso le 18, in pieno bombardamento, mi sono fatta cogliere da una delle mie idee geniali. Qualche giorno fa ho comprato una lanterna cinese, una romanticissima busta di carta che sfruttando il principio della mongolfiera si libra nell'aria creando un fantastico effetto wow da film romantico a noleggio a 3,99 su Amazon prime video. Uno di quelli dai titoli tipo "Il cuore nella nebbia" oppure "io e te sotto l'albero dell'amore". Insomma, roba più adatta ai figli sedicenni dei vicini di casa che a me, che già il 26 ho rificcato l'albero in cantina nel sacco nero, senza nemmeno toglier gli addobbi come da buona tradizione di famiglia. Dunque decido mio malgrado, dopo un pippone sull'ecosostenibilità, di coinvolgere il marito che blaterava qualcosa sulla sicurezza, sui fiumi, sul festival delle luci di Loi Kratong in Thailandia.
Arrivati nel giardino del condominio, spazioso e con qualche albero secco, ci fermiamo in un punto abbastanza adatto allo scopo. Ci guardiamo, cioè io lo guardo in silenzio, tenendo sempre in mano la confezione della lanterna da due euro comprata al LIDL e lui mi dice:
"Vorrai mica che l'accenda io?"
Inutile dirlo, sì.
"Cioè tu compri le stronzate ed io ora dovrei venirti dietro con questa idea da disagiati delle case popolari?"
Sì.
"Almeno hai preso l'accendino?"
Sì.
domenica 22 dicembre 2024
Natale in casa Quartararo
Per quelli come me il Natale è un periodo in cui il leit motiv delle giornate è un continuo rimuginio della merda che hai dentro. Gli spot, l'atmosfera, le deliziose luci che addobbano le strade rappresentano una minaccia per l'equilibrio precario che ti invoglierebbe a prendere una buona dose Tavor per risvegliarti direttamente il 7 Gennaio.
Neanche quand'ero piccola riuscivo a godermi il momento, provavo solo un grande disagio e un enorme senso di straniamento, come se fossi stata adottata. Intorno a me il delirio: 15 cugini, 30 zii, una nonna uscita da un romanzo di Pennac e la percezione che nemmeno quell'anno avrei ricevuto Barbie Magia delle feste giacché era risaputo che Babbo Natale voleva bene di più ai bambini più ricchi e anche alle tue cugine che puntualmente ricevevano i giochi più in voga del momento.Il momento che detestavo di più era la cena. Il menù e le persone invitate erano sempre le stesse fin quando non hanno cominciato a morire come in Dieci Piccoli Indiani di Agata Christie e i natali successivi si trasformavano nella demprimenda commemorazione dell'ei fu. Più che Natale, la cena, tra un tortellino in brodo e il tiramisù di mia zia, diventava un 2 Novembre molto rumoroso.
Passavo gran parte del 24 sera a fissare l'albero di Natale pendente a casa di mia nonna, gran parte delle volte era lì che ci riunivamo. L'albero non veniva mai disfatto, lei lo conservava addobbato dentro un sacco dell'immondizia per poi tirarlo fuori l'8 dicembre completo di palline e luci. Lo sfoderava dalla enorme busta nera e dopo averlo brandito e sistemato alla bell'e meglio lo piantava sull'enorme vaso di coccio pieno di terra che stava tutto l'anno nel suo salotto.
Poi quando mia nonna esordiva con:"Giochiamo per far divertire i bambini" con gli occhi luccicanti, mentre tirava fuori dal reggipetto il suo bottino tintinnante di monete da duecento lire era il momento in cui sentivo più forte la sensazione di essere stata scambiata nella culla. Era il momento in cui mia nonna si trasfigurava in una ludopatica assatanata.
Mio padre che lo sapeva, adesso anche lui uno dei dieci piccoli indiani insieme alla matriarca, la faceva impazzire rigettando nella sacca i numeri che le avrebbero permesso di vincere e mia nonna che se ne accorgeva lo inceneriva con lo sguardo ricoprendolo di insulti.
Fortunatamente poi arrivava qualcuno che provvidenzialmente tirava fuori il set di panettoni, l'amaro Averna per digerire il panettone e il Brioschi per digerire l'amaro.




