venerdì 12 giugno 2026

Liberi si diventa








Oggi sono stata in carcere per una dichiarazione di nascita. Eppure, ogni volta che entro alle Vallette, anche solo per celelebrare un matrimonio, è come fosse sempre la prima volta. La cosa che mi lascia sempre di stucco è la sala d'attesa in cui i congiunti dei reclusi attendono le autorizzazioni per i colloqui. Mi stupisce la tranquillità, la naturalezza, la disinvoltura, come fossimo all'ufficio postale. Devo lasciare tutto ciò che porto con me nelle cassette di sicurezza, il cellulare l'oggetto più contundente. Lascio anche quello. Non c'è fiducia , nonostante la scorta fino in aula magistrati, la sensazione è sempre la stessa: stupore misto ad un senso di surreale inadeguatezza. Si tratta di una realtà parallela nella quale il tempo sembra essersi fermato nonostante in questa città sia tutto un brulicare di andarivieni. Magistrati, avvocati, polizia, operatori, insegnanti, consegne, mensa, persino un bar per gli impiegati gestito con l'aiuto di qualche ospite premiato. Davvero per alcuni questa è la normalità? Il carcere sembra quasi un' alternativa pensabile, possibile. Si sorride, si fa amicizia. Poi l'urlo di una donna dalla finestra con le sbarre: ehi tu aiutami. Non sollevo nemmeno lo sguardo.Il passaggio attraverso i cancelli, i controlli, sono di nuovo fuori. Respiro, come respirano dentro.

​"La libertà non è stare tra due pareti di pietra, ma tra due pareti di pensiero."
— Kahlil Gibran

mercoledì 10 giugno 2026

Torta al Forno






Ma quale Grande Mela? Ma quale Manhattan? Parliamone. Ormai #Torino è ufficialmente la New York d'Italia, solo con più sensi unici, i controviali e molta meno ansia da prestazione.​Fateci caso, i parallelismi sono inquietanti:
​Loro hanno l'Empire State Building? Noi abbiamo la Mole Antonelliana, che stringi stringi col mantello di Dracula e l'ascensore panoramico l'effetto wow è lo stesso, ma con meno rancore.
​Loro hanno Central Park? Noi abbiamo il Valentino, con gli scoiattoli mannari che più che chiedere cibo lo estorcono con l'andi di Matteo Messina Denaro.
​Loro hanno i Taxi Gialli? Noi abbiamo la Linea 4, un'esperienza borderline che nessun parco giochi di Coney Island potrà mai eguagliare.
​A Torino trovi tutto, ma proprio tutto quello che c'è a New York. Solo che noi lo facciamo con quel pizzico di sobrietà sabauda che ti fa sentire costantemente giudicato dal fantasma di Cavour.
​A New York c'è la cultura del "branding" estremo, dei negozi dai nomi concettuali tipo "cakes & Dreams" o "The Concept of Bread". Noi a Torino siamo più pratici, andiamo dritti al punto.
​Avanguardia pura, in pieno centro abbiamo:
​"TORTA AL FORNO" . Poesia, nessuna metafora, nessuna pretesa.
Cosa vendono? Non voglio dirvelo. Scopritelo da soli e provate l'eccezionale pane al cocco tipico delle valli...delle valli vietnamite. Quindi ascoltami bene, Times Square: tieniti pure la tua fretta e la tua nebbia che esce dai tombini. Noi abbiamo i portici, la nebbia vera che ti cancella i palazzi, e la certezza matematica che se un negozio si chiama "Torta al forno", dentro dio solo sa cosa ci trovi cotto al forno.

martedì 2 giugno 2026

Il generale alle grandi manovre


Se anche voi siete stanchi di questo faticoso XXI secolo, pieno di donne che pretendono di decidere della propria vita, persone LGBTQ+ che chiedono diritti invece di nascondersi in soffitta, e atlete con la pelle scura, giacchè l'italianità si misura con la scala dei colori di Windows, questo è il leader giusto per voi: il generale Vannacci.

Rivendicatore del diritto all'odio e al disprezzo, concetto flosofico che l'umanità cercava di superare dai tempi dei Neanderthal, evidentemente tra gli accoliti della sua fanbase ha ancora il suo fascino vintage.
Grazie alle sue rivelazioni abbiamo scoperto che i potenti della Terra non si riuniscono più al Bilderberg, ma nei retrobottega di qualche atelier per decidere come boicottare la famiglia tradizionale a colpi di glitter; e se una cosa ci spaventa o non la comprendiamo, basta etichettarla come "complotto fluidista" e ritirarsi in caserma. Questa misteriosa "lobby" che vuole renderci tutti fluidi, non si sa bene chi la diriga, ma pare sia potentissima. Probabilmente si riunisce di notte nei retrobottega di negozi veg, per pianificare la distruzione della famiglia tradizionale a colpi di rucola, avocado toast e congiuntivi corretti.
In attesa del suo prossimo libro di fisica quantistica in cui ci svelerà che la terra è piatta, potete continuare a seguire le sue retromarce rivoluzionarie che vi condurranno direttamente nelle caverne, o nelle caserme, posizionate sempre lì in fondo a destra, dove si trovano le toilette.

venerdì 29 maggio 2026

Pensare stanca




Hai presente quel tuo conoscente che non sa coniugare un congiuntivo ma ha già aperto tre attività, comprato casa e imparato il cinese su YouTube? Ecco, un neuroscienziato coreano ha appena spiegato perché lui ce la fa e tu sei ancora lì a fare il backup dei tuoi dubbi esistenziali.
​Il tuo cervello usa il 'Default Mode Network' un simulatore di catastrofi di ultima generazione. Mentre gli altri vivono, tu stai elaborando:
​Il rischio calcolato di scivolare su una buccia di avocado nel 2034.
​La legge sull' entropia per cui oggi "non è la giornata ideale".
​Perché ti sono cadute le chiavi di casa dalle mani mentre andavi a buttare 7 sacchi di immondizia (sicuramente un segno premonitore).
​I "semplici" invece usano il Direct Experience Network. Funziona così: vedono una cosa, la fanno. Se ne fregano, cadono si rialzano, se ne sbattono. Non passano tre settimane a studiare la gravità newtionana della caduta e l'impatto psicologico della figura di merda. Loro agiscono, tu stai ancora elaborando il buffering.
​In definitiva: mentre tu stai ancora cercando di capire se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, qualcuno ha già bevuto l'acqua, venduto il bicchiere e investito il ricavato in un set di caraffe.
Non sei sfigato, pensi troppo

mercoledì 28 gennaio 2026

Brundibàr, i bambini del ghetto di Terezìn

Qualche giorno fa al Piccolo Regio di Torino ho visto un'opera per bambini del compositore ceco ebreo Hans Krása dal titolo Brundibar che in cecoslovacco vuol dire bombo, sì proprio l'insetto. Il canto del Coro delle Voci Bianche arriva dritto allo stomaco, anche quella di mio figlio, come un pugno ben assestato che apre una voragine nella memoria che rende liberi. 

Brundibàr, la cui semplice trama si trova agevolmente su internet, mi ha aperto una finestra che ignoravo sull'atrocità dell'Olocausto. Lo spettacolo di appena 40 minuti, infatti, venne rappresentato per ben 55 volte in quello che è conosciuto come ghetto di Terezìn, o campo di concentramento di Theresienstadt, prima che tutti gli ebrei confluiti, in quello che non era altro che un collettore per i campi di sterminio, venissero deportati ad Auschwitz-Birkenau.
La "particolarità" di Theresienstadt consisteva nell'essere stata concepita subdolamente come esempio di ghetto per tutti gli altri insediamenti, per l'internamento di personaggi famosi (intellettuali , musicisti e artisti) e per la numerosa presenza di bambini. Addirittura nel 1944, con il "Programma di abellimento", fu presentato alla Croce Rossa (in visita per controlli, farlocchi?) come "zona autonoma di insediamento ebraico", "il modello" nazista di insediamento per gli ebrei da presentare al mondo.

La verità naturalmente era sempre la stessa, le condizioni erano durissime e vi morirono più  di16 000 persone, tra cui Esther Adolphine (una delle sorelle di Sigmund Freud).

La cospicua presenza de"i bambini di Terezín" all'interno del campo fece sì che, per quanto possibile, i prigionieri adulti si adoperassero affinché tutti i bambini deportati potessero continuare il loro percorso educativo. Ed è in questo percorso educativo che si inserisce quest'opera a lieto fine, che come protagonista ha due fratelli orfani di padre, che cercano di salvare la loro madre dagli stenti e vi riescono.

La numerosa presenza di musicisti strumentali mantenne alto il fermento musicale che tuttavia, solo in un secondo momento, le SS tolleravano nondimeno partecipando agli spettacoli.  La musica divenne strumento di resistenza, attraverso le rappresentazioni teatrali la comunità ebraica cercava di affermare la propria identità ribellandosi a ritmo di musica; per dimenticare e far dimenticare per qualche istante la tragica condizione in cui riversava.

Brundibar è il prodotto di questo fermento con la sua trama semplice e un po' carnevalesca rappresenta la vittoria del bene sul male, il sogno di libertà, il placarsi della fame, la semplicità del vivere, la sconfitta del tiranno, una catarsi di speranza che ha raggiunto lo scopo dell'arte: differire la morte e perpetuare l'eterno al di là del tempo e dello spazio.

"La guerra è vinta ormai, sconfitto é Brundibár..." 














lunedì 20 ottobre 2025

Avvocato in corriera


Ho capito che mai avrei potuto continuare ad esercitare la professione di avvocata quando una volta in udienza un uomo di 76 anni, difendendosi dall'accusa di ingiuria, ad un certo punto, dopo una serie di domande di rito, si alzò di scatto dalla panca e indicando quello che era il suo odiatissimo vicino di casa rispose serafico: "Ma che ingiuria e ingiuria signo' giudice! Questo è cornuto vero"

sabato 30 agosto 2025

Un matrimonio per la vita che ci resta


Oggi pomeriggio sono andata con Francesca a celebrare un matrimonio in casa, uno di quelli che in gergo amministrativo si chiamano "matrimoni in imminente pericolo di vita". Pioveva a dirotto, siamo arrivate in anticipo non solo sull'orario, ma anche sul Buio che ci ha permesso di trovare Anna in stato di piena coscienza. La casa era piena di gente, amici, parenti, figli. Il piccolo salotto addobbato a festa, tutte le luci delle camere accese, come a teatro ognuno recitava la propria parte, il dolore che si finge azione. La sorella si preoccupava della torta, il cugino cercava i gatti rintanati chissà dove , il futuro marito, con gli occhi che a stento trattenevano il pianto, si muoveva ansiosamente per l'abitazione in attesa di qualcosa d'imprecisato. Lei, la "futura" sposa, giaceva sul letto circondata dalle attenzioni di tutti. Poi il rito, la burocrazia, il sì, le fedi, l'applauso, la commozione generale.
Prima di andare via mi sono chinata su Anna, stringendole la mano le ho fatto i miei auguri, le ho detto di farsi forza e di avere pazienza che appena si fosse ripresa avrebbe festeggiato come desiderava. "Lo spero" mi ha detto.  La guardavo dritta negli occhi, la incoraggiavo, consapevole del suo tumore al quarto stadio e del suo probabile ultimo trasferimento in ospedale questa notte. Ancora una carezza sulle mani e lei che mi sussurra "ce la metto tutta, ma delle volte mi sento morire".  Saluto con un arrivederci, esco di scena. Anche io ho recitato la mia parte.
Oggi è stata una bella giornata, perché mi sento migliore.