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venerdì 12 giugno 2026

Liberi si diventa








Oggi sono stata in carcere per una dichiarazione di nascita. Eppure, ogni volta che entro alle Vallette, anche solo per celelebrare un matrimonio, è come fosse sempre la prima volta. La cosa che mi lascia sempre di stucco è la sala d'attesa in cui i congiunti dei reclusi attendono le autorizzazioni per i colloqui. Mi stupisce la tranquillità, la naturalezza, la disinvoltura, come fossimo all'ufficio postale. Devo lasciare tutto ciò che porto con me nelle cassette di sicurezza, il cellulare l'oggetto più contundente. Lascio anche quello. Non c'è fiducia , nonostante la scorta fino in aula magistrati, la sensazione è sempre la stessa: stupore misto ad un senso di surreale inadeguatezza. Si tratta di una realtà parallela nella quale il tempo sembra essersi fermato nonostante in questa città sia tutto un brulicare di andarivieni. Magistrati, avvocati, polizia, operatori, insegnanti, consegne, mensa, persino un bar per gli impiegati gestito con l'aiuto di qualche ospite premiato. Davvero per alcuni questa è la normalità? Il carcere sembra quasi un' alternativa pensabile, possibile. Si sorride, si fa amicizia. Poi l'urlo di una donna dalla finestra con le sbarre: ehi tu aiutami. Non sollevo nemmeno lo sguardo.Il passaggio attraverso i cancelli, i controlli, sono di nuovo fuori. Respiro, come respirano dentro.

​"La libertà non è stare tra due pareti di pietra, ma tra due pareti di pensiero."
— Kahlil Gibran

martedì 10 dicembre 2024

In carcere


Quando ci viene richiesto, ci spostiamo in carcere per raccogliere denunce di nascita o celebrare matrimoni. Ogni volta che vado mi stupisco di quanto, quello oltre le mura blindate, sia un enorme quartiere in piena regola i cui abitanti non sono solo delinquenti, ma anche poliziotti, insegnanti, magistrati, medici, avvocati, addetti alle pulizie, uomini delle consegne. Una frenetica city in fermento, un via vai di professionisti della giustizia e della sicurezza, mentre incombe nell'atmosfera una coltre grigia come le sbarre alle finestre da cui sbirciano i carcerati. Qualcuna urla mentre l'aria esterna fra i bracci odora di lievito.

Quando incontro i detenuti mi stupisce sempre il loro accettare di essere anche condannati all'inerzia.
Mi stupisce come per questi ultimi l'essere privati della libertà sia un possibile stile di vita.
Poi poco fuori, al di quà delle mura, un chiosco con sulla porta d'ingresso: "Non si fa più credito a nessuno".
E ci credo.