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venerdì 31 ottobre 2014

Stato-Mafia, Napolitano e la sua deposizione

La trattativa tra Stato italiano e Cosa nostra si fa riferimento ad una presunta negoziazione che si sarebbe sviluppata in seguito alla stagione delle bombe del '92 e '93 al fine di giungere a un accordo tra importanti funzionari delle istituzioni italiane e rappresentanti della mafia siciliana. 
Oggetto ipotizzato dell'accordo sarebbe  la fine della stagione stragista in cambio di un'attenuazione delle misure detentive previste dall'articolo 41 bis. 

Napolitano, il nostro esimio presidente della Repubblica delle Banane,è quindi accusato di essere coinvolto in queste trattative alla luce delle risultanze di alcune intercettazioni telefoniche ancora secretate in cui Nap parlerebbe proprio con Nicola Mancino, l'ex ministro dell'Interno accusato di falsa testimonianza e di aver coperto latitanti del calibro di Brusca nel periodo delle grandi stragi.

Ora, in virtù di tutto questo, cosa ci si aspettava dalla deposizione nel processo?
Che Napolitano dicesse ho-stato-io? -oppure- Scusate, me l'ero scritto su un post-it  quello che ho detto a Mancino, ma purtroppo il cane se l'è mangiato?

Siamo seri, finchè le intercettazioni non saranno pubblicate,  l'unica cosa che Napolitano potrà deporre sono le uova.




sabato 19 luglio 2014

Borsellino, il giudice del risveglio

Il 19 Luglio di ventidue anni fa ero sul letto della mia cameretta verde a giocar con le bambole. Avevo otto anni e in quel periodo Palermo era blindata, ma la giovane età non mi permetteva di comprenderne il motivo. Militari ad ogni angolo di strada, macchine della polizia dislocate a presidio delle abitazioni dei magistrati.  Io avevo sempre otto anni e non capivo nemmeno quale fosse il significato della parola "Mafia",sineddoche di Al Capone, tuttalpiù. Vietato parlarne. Poi nel pomeriggio del diciannove sette novantadue: il botto. Un boato, un petardo troppo forte per essere solo un petardo. In linea d'aria, casa mia era distante da via d' Amelio circa 3 km. Tremarono i vetri degli infissi, i miei genitori si guardarono inderdetti negli occhi come a dirsi ' forse e caduto giù il palazzo di fronte'. La televisione già dopo mezz'ora trasmetteva a reti unificate "È stato assassinato il giudice Paolo Borsellino, vittima di un attentato mentre era in visita alla madre". 
Quel giorno non esplose solo la Fiat 127 piena di tritolo, è scoppiato il vaso  di Pandora dell'antimafia.
Da quel giorno la mafia è una montagna di merda.
Per tutte le coscienze assopite, risvegliate a suon di polvere da sparo.


"Almeno, l'opinione pubblica deve sapere e conoscere. Il pool deve morire davanti a tutti"

venerdì 23 maggio 2014

Antimafia da caffè, Falcone c'aveva avvisati


"Prima pagina 20 notizie,21 ingiustizie lo stato che fa, si costerna,s'indigna,s'impegna e poi getta la spugna con gran dignità" (De Andrè)

Antimafia da strapazzo e comunque va bene che  la mafia è una montagna di merda ,e tutti gli slogan che volete, ma una grande verità è che ad essere morto per noi, non fu Gesù, ma Falcone. Nel '92 la Mafia non ha ucciso un uomo, ha ucciso Lo Stato. Anzi lo ha incorporato come in una fusione societaria. Ed ha continuato imperterrito. E Il Giudice ci aveva avvisati. Ricordatelo quando andate a votare. Soprattutto se non volete perpetrare ciò che accade dal 70. Finiranno per ammazzarci tutti. Non col tritolo, ma con la fame.





La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.

lunedì 15 aprile 2013

Mio nonno era comunista, ma qualcuno non l’avvisò

Vi racconto di quando il mio bisnonno fu ucciso dalla mafia perché era comunista

Ventimiglia di Sicilia 4 dicembre 1945

Come ogni giorno Giuseppe Puntarello, segretario locale della sezione del partito comunista, si recava a lavoro all’alba. Nato nel 1892 a Comitini – il paese delle zolfatare, a cui erano legati Pirandello e Quasimodo – tornato da Asmara (Eritrea) nel 1939 si stabilì a Ventimiglia di Sicilia dove trovò lavoro per la ditta di trasporti INT che collegava il paese alla citta’ di Palermo.
Insieme a lui lavorava un certo Andrea Mauro, già amico prima della Grande Guerra.
Ogni mattino, alle 5 in punto, Andrea passava da casa di Giuseppe, e insieme si recavano alla rimessa in cui veniva custodito l’autobus.
Adesso, sarebbe bello potervi raccontare una storia d’avventura in cui due amici per la pelle affrontano la vita d’ogni giorno incontrando personaggi fantastici, ma la realtà è un altra: un bacio alla moglie, uno sguardo ai bambini che dormono e qualche minuto dopo il rumore assordante di uno sparo nel gelido silenzio mattutino; il corpo di Giuseppe viene rinvenuto per strada in una pozza di sangue e neve. Un manipolo mafioso lo ha costretto a fermarsi e lo uccide senza pietà con un colpo di lupara.

Quando accadeva un evento simile, in una piccola realtà da villaggio, un po’ per consolare la moglie che da casa aveva sentito prima di tutti il colpo e che non faceva altro che ripetere “non ci credo, hanno ammazzato mio marito e il letto era ancora caldo” come una cantilena, un po’ perchè in quel periodo anche solo il pronunciare la parola “mafia” era veicolo di guai, si cominciò a giustificare quell’omicidio come un errore “l’hanno ammazzato per sbaglio”- si diceva.
In sostanza, quella mattina, Andrea Mauro, avvisato da non si sa chi, non si recò come al suo solito sotto casa di Giuseppe, pensando bene di rimanere a casa senza avvertire l’amico, dal momento che qualcuno con una soffiata, l’aveva avvertito che se fosse uscito di casa l’avrebbero ammazzato.
Il motivo per cui avrebbero dovuto eliminarlo era il fatto d’essersi invaghito della donna di un boss della zona perchè “quella donna” apparteneva ad un altro. Siccome a causa del gelo ci si copriva con dei mantelli (i pastrani) che celavano completamente il viso della persona, i criminali sbagliarono persona e uccisero l’innocente Puntarello, invece del “femminaro” Mauro.

La verità venne a galla solo qualche anno dopo. Era stato ucciso per il suo impegno di dirigente della Camera del Lavoro. Si era trattato, insomma, di uno dei tanti omicidi che in quegli anni la mafia compiva per piegare il movimento contadino in lotta per le terre. Quando venne assassinato, il figlio più piccolo aveva dieci anni, la moglie Vincenza 48.

Il riconoscimento di Giuseppe Puntarello, come vittima della Mafia, avvenne alla fine degli anni ’90, attualmente è seppellito nel cimitero di Ventimiglia di Sicilia insieme alla moglie ed i figli. Mio nonno materno era il secondo dei suoi figli, ed io, orgogliosamente, sono sua nipote.