domenica 19 luglio 2026

Il gioielliere nel bosco



La destra è talmente priva di argomenti che ha bisogno di strumentalizzare l'opinione pubblica, finendo per manifestarsi in tutto il suo accattonaggio politico.
Prima il caso della "famiglia nel bosco", ora quello del #gioielliere: trattati come se fossero casi isolati o avvenimenti senza precedenti.
​Cavalcano le onde emotive come valchirie ignoranti, riempiendosi la bocca di un qualunquismo e di un riduzionismo degni dei salotti di Canale 5.
Di salari, ambiente, pari opportunità, lavoro e pressione fiscale, invece, non c'è nemmeno l'ombra. Questo populismo penale e polarizzante ha l'unico obiettivo di distogliere il focus dai veri problemi del Paese; la stagnazione degli stipendi e la precarietà, la transizione ecologica e la gestione dei rischi climatici, la riforma del fisco e la lotta all'evasione, il divario di genere e il welfare.
​Un governo che, con la complicità della stampa, preferisce rincorrere la cronaca spicciola piuttosto che occuparsi dei trend macroeconomici dimostra soltanto una qualità: l'incompetenza.

venerdì 17 luglio 2026

Io sto con Wanna Marchi


È incredibile come il caso del #gioielliere smuova così tanto l’opinione pubblica.
Da politici privi di competenza che chiedono la grazia, a chi fieramente "io sto dalla parte del gioielliere" ovvero dalla parte di chi pensa che nei tribunali il metodo utilizzato per applicare la legge sia la morra cinese. La reazione viscerale a casi di cronaca di questo tipo evidenzia una spaccatura profonda tra la complessità tecnica del diritto e la pancia del dibattito pubblico.
​Una parte dell'opinione pubblica percepisce le sentenze non come il risultato di un'analisi rigorosa di prove e codici, ma come un verdetto arbitrario, quasi bizzarro e guidato da un "buonismo" distaccato dalla realtà.
​Quando un tribunale si pronuncia sulla legittima difesa, non lancia una monetina ma analizza parametri giuridici chiarissimi (e rigidi):
​L'attualità del pericolo: La minaccia era ancora in corso o si trattava di una reazione tardiva (e quindi di una vendetta/punizione)?
​La proporzionalità: La reazione era commisurata al pericolo reale corso in quel preciso istante?
​L'inevitabilità: C'erano alternative praticabili per evitare il danno senza ricorrere alla forza letale?
​Il paradosso è che la narrazione politica e mediatica tende a ridurre la complessità del codice penale a uno scontro binario e sportivo: "io sto con il gioielliere" contro "io sto con lo Stato".
​Questo tifo da stadio non fa altro che alimentare l'idea che le leggi siano un optional negoziabile a seconda della simpatia o della gravità (emotiva) del reato subito . Quando la politica cavalca queste reazioni promettendo grazie preventive o riforme sull'onda dell'emotività, rischia di legittimare una sorta di giustizia fai-da-te, incrinando le basi stesse del patto sociale.
​Tuttavia comprendo che questa tendenza a voler scavalcare il rigore della legge in nome del "sentire comune" è un fenomeno amplificato principalmente dalla propaganda politica e dai social e riflette una reale e più profonda crisi di fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato.




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