sabato 30 agosto 2025

Un matrimonio per la vita che ci resta


Oggi pomeriggio sono andata con Francesca a celebrare un matrimonio in casa, uno di quelli che in gergo amministrativo si chiamano "matrimoni in imminente pericolo di vita". Pioveva a dirotto, siamo arrivate in anticipo non solo sull'orario, ma anche sul Buio che ci ha permesso di trovare Anna in stato di piena coscienza. La casa era piena di gente, amici, parenti, figli. Il piccolo salotto addobbato a festa, tutte le luci delle camere accese, come a teatro ognuno recitava la propria parte, il dolore che si finge azione. La sorella si preoccupava della torta, il cugino cercava i gatti rintanati chissà dove , il futuro marito, con gli occhi che a stento trattenevano il pianto, si muoveva ansiosamente per l'abitazione in attesa di qualcosa d'imprecisato. Lei, la "futura" sposa, giaceva sul letto circondata dalle attenzioni di tutti. Poi il rito, la burocrazia, il sì, le fedi, l'applauso, la commozione generale.
Prima di andare via mi sono chinata su Anna, stringendole la mano le ho fatto i miei auguri, le ho detto di farsi forza e di avere pazienza che appena si fosse ripresa avrebbe festeggiato come desiderava. "Lo spero" mi ha detto.  La guardavo dritta negli occhi, la incoraggiavo, consapevole del suo tumore al quarto stadio e del suo probabile ultimo trasferimento in ospedale questa notte. Ancora una carezza sulle mani e lei che mi sussurra "ce la metto tutta, ma delle volte mi sento morire".  Saluto con un arrivederci, esco di scena. Anche io ho recitato la mia parte.
Oggi è stata una bella giornata, perché mi sento migliore.

Nessun commento:

Posta un commento