venerdì 12 giugno 2026

Liberi si diventa








Oggi sono stata in carcere per una dichiarazione di nascita. Eppure, ogni volta che entro alle Vallette, anche solo per celelebrare un matrimonio, è come fosse sempre la prima volta. La cosa che mi lascia sempre di stucco è la sala d'attesa in cui i congiunti dei reclusi attendono le autorizzazioni per i colloqui. Mi stupisce la tranquillità, la naturalezza, la disinvoltura, come fossimo all'ufficio postale. Devo lasciare tutto ciò che porto con me nelle cassette di sicurezza, il cellulare l'oggetto più contundente. Lascio anche quello. Non c'è fiducia , nonostante la scorta fino in aula magistrati, la sensazione è sempre la stessa: stupore misto ad un senso di surreale inadeguatezza. Si tratta di una realtà parallela nella quale il tempo sembra essersi fermato nonostante in questa città sia tutto un brulicare di andarivieni. Magistrati, avvocati, polizia, operatori, insegnanti, consegne, mensa, persino un bar per gli impiegati gestito con l'aiuto di qualche ospite premiato. Davvero per alcuni questa è la normalità? Il carcere sembra quasi un' alternativa pensabile, possibile. Si sorride, si fa amicizia. Poi l'urlo di una donna dalla finestra con le sbarre: ehi tu aiutami. Non sollevo nemmeno lo sguardo.Il passaggio attraverso i cancelli, i controlli, sono di nuovo fuori. Respiro, come respirano dentro.

​"La libertà non è stare tra due pareti di pietra, ma tra due pareti di pensiero."
— Kahlil Gibran

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